Un botto infernale, sentito fino a dieci chilometri di distanza, due uomini in fin di vita, 20 feriti, una nube di fumo nero e danni strutturali all’azienda. E’ il bilancio, ancora parziale, dell’esplosione avvenuta verso le 14.30 di ieri nel capannone della Frigerio Giuseppe e C., una ditta di spurghi e trattamento di scarti di produzione di Maggianico di Lecco (una trentina di lavoratori, uno iscritto al sindacato), nei pressi della linea ferroviaria Milano-Lecco-Sondrio e la Provinciale Lecco-Bergamo.
Le due vittime sono state ricoverate all’ospedale Manzoni del capoluogo con «traumi e ustioni profonde». La situazione è disperata – ustioni su gran parte del corpo – per il 59enne titolare dell’azienda che sembra stesse realizzando con una ruspa un’operazione di carico su un camion di mattonelle esauste di filtraggio di fanghi industriali da cui sarebbe partita la deflagrazione che ha investito il secondo malcapitato, l’operaio Francesco Pane, colpito dalle schegge dell’esplosione a una decina di metri di distanza. Più lievi e sotto controllo le condizioni di tutti gli altri lavoratori colpiti da detriti o dal crollo dei vetri e di parte del tetto del capannone dell’azienda. L’onda d’urto ha danneggiato seriamente anche un attiguo edificio industriale e quattro squadre di vigili del fuoco sono state impegnate per buona parte del pomeriggio per spegnere l’incendio.
Nell’aria si è alzato un fumo nero e un puzzo insopportabile che ha interessato il quartiere del Bione – periferia industriale e di campi sportivi della cittadina lombarda con diverse abitazioni e una scuola nelle vicinanze – e più sulla nella vallata dei laghi di Como, Olginate, Garlate. Abitanti terrorizzati, prima dal botto e poi dall’aria diventata pestilenziale. Immediatamente scattate le verifiche dell’Asl, ma la sindaca del capoluogo Antonella Faggi (Lega Nord), recatasi sul posto, esclude ai microfoni di RadioPopolare qualsiasi rischio per la popolazione.
Le dinamica dell’incidente è ora al vaglio della magistratura e da un primo controllo si esclude qualsiasi coinvolgimento della rete di fornitura del metano. Tutto è successo, quindi , nel capannone, secondo alcuni esperti del settore la dimensione dell’esplosione sarebbe da ricondurre alla presenza di gas saturi. L’attività dell’azienda è considerata a rischio e consiste nella raccolta e trattamento di residui civili e industriali (fanghi, liquami e affini) da avviare poi allo smaltimento o al recupero. Un mestiere in cui il rischio di trattare con sostanze tossico nocive e in trasformazione è quotidiano. Si tratterà di capire ora come mai si sono liberati nel capannone i fatidici gas e da dove.
Solo due settimane fa Lecco era stata al centro di due “incidenti” mortali sul lavoro. Il 24 aprile un operaio di 24 anni originario di Rozzano (Milano) era precipitato da un ponteggio da un’altezza di circa sei metri, mentre lavorava in un cantiere edile del rione di Malavedo (cantiere per altro dove pochi giorni prima erano stati identificati dei lavoratori cinesi in nero). Il 21 aprile, invece, a Costa Masnaga un agricoltore di 53 anni aveva perso la vita, travolto da una rotoballa di fieno di quattro quintali.
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